Aids, in Australia viene annunciata la vittoria contro il virus

In Australia è stata decretata la vittoria contro l’Aids. Non che il virus sia completamente sparito, ma la notizia è di quelle che va la pena di sottolineare. E non è un caso che Canberra abbia decretato con particolare soddisfazione di aver raggiunto oggi, con 14 anni di anticipo, uno dei development goals dell’Onu: avere il 90 per cento dei pazienti in cui, entro il 2030, il virus può ben definirsi soppresso (ovvero, il paziente non è più contagioso).

L’annuncio, per opera dell’Australian Federation of Aids Organizations, ha pertanto decretato la fine della malattia come un problema di salute pubblica, permettendo all’Australia di porsi in prima linea all’interno dei Paesi che hanno già (o quasi) debellato il problema.

Nel comunicato, viene ricordato come il numero di casi di Aids si sarebbe drasticamente ridotto dagli anni 90 ad oggi, grazie all’arrivo in commercio dei farmaci antiretrovirali, che impediscono al virus Hiv di poter progredire verso la malattia conclamata, ovvero con un sistema immunitario che è talmente danneggiato da non poter più combattere l’infezione.

Secondo quanto affermano gli scienziati, al culmine dell’infezione morivano di Aids, ogni anno, circa 1.000 australiani. Oggi la situazione è totalmente diversa, tanto che il direttore dell’Afao, Darryl O’Donnell, sottolinea come si sia “vista una trasformazione drammatica dell’Hiv da una condanna a morte a una malattia cronica gestibile. I soli casi di Aids che incontriamo sono di perone non diagnosticate con Hiv che non possono più essere trattate”.

Naturalmente, rimangono altre sfide ancora aperte, come quella della diffusione del virus, che ogni anno miete 1.200 contagiati in Australia. Infezioni che nella stragrande maggioranza dei casi sono evitabili. E in Italia?

Nel nostro Paese l’obiettivo 2030 non è ancora stato raggiunto, sebbene il Paese sia sostanzialmente messo bene sul lato delle cure, garantite (contrariamente a quanto avviene altrove, come negli Stati Uniti, dove c’è chi non può permettersi le terapie). Il maggior problema in Italia è, semmai, della consapevolezza: secondo le ultime ricerche, quasi un malato su tre non sa di essere infettato e di avere il virus. La soluzione è quella di sottoporsi a dei test in maniera puntuale, nella consapevolezza che un efficace contrasto del virus in tempi rapidi può permettere una migliore gestione di questa malattia e, come si è appena visto nel caso dell’Australia, contribuire proattivamente affinchè non si tramuti più in un problema di salute pubblica…

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