Il professionista non versa le imposte? Il contribuente non è responsabile

Secondo quanto recentemente emerso con la sentenza 1829/21/2016 della Ctr Lazio, il contribuente non è responsabile dell‘omesso pagamento dei tributi se il fatto è imputabile al professionista incaricato di curare gli adempimenti fiscali. In tale ipotesi, l’amministrazione potrà comunque recuperare gli importi che non sono stati regolarmente versati, ma non potrà applicare alcuna sanzione.

Il caso su cui si è espressa la Ctr Lazio parte da un accertamento compiuto cinque anni fa dalla Guardia di Finanza su una società che nel biennio 2005 – 2006 aveva ceduto merci senza poi presentare le dichiarazione fiscali per versare le imposte. Ne è conseguito che le Entrate hanno emesso due avvisi di accertamento, con cui aveva liquidato gli importi non pagati e irrogato sanzioni pecuniarie per 46mila euro.

Ebbene, contro tali avvisi di accertamento la società aveva successivamente presentato istanza di accertamento con adesione, sostenendo che le omissioni si dovevano addebitare alla persona che avrebbe dovuto provvedere alle formalità previste dalle leggi fiscali, e proponendo la revoca delle sanzioni per mancanza di colpa dei propri soci. Considerato che l’amministrazione fiscale ha respinto le richieste, alla società non è rimasto altro da fare che impugnare gli avvisi alla Ctp, anch’essa in grado di respingere la domanda di annullamento delle sanzioni. L’opinione del primo grado era nota: il fatto che i soci avessero incaricato un professionista per versare le imposte, non esimeva loro dall’obbligo di controllarne l’operato.

Giunto alla Ctr, le opinioni sul caso sono state ribaltate. Di fatti, nell’accogliere l’impugnazione, la Ctr ha affermato che nella fattispecie in esame si sono realizzati entrambi i presupposti richiesti dal Dlgs 472/97, ovvero il mancato versamento dipeso dalla “condotta negligente del professionista” e la denuncia alla magistratura del fatto del terzo. Né, aggiunge la Ctr, i contribuenti si possono ritenere responsabili di non aver verificato se l’incaricato avesse adempiuto ai propri obblighi.

Una impostazione che, si legge nella pronuncia della Ctr laziale, “appare fondata su un eccessivo rigorismo formale” che non terrebbe in debita valutazione il principio della tutela dell’affidamento incolpevole e dell’obbligo del professionista di adempiere ai propri obblighi “con una diligenza superiore a quella media”. In caso contrario, aggiunge, a qualsiasi soggetto delegante “potrebbe sempre (e cioè in qualunque situazione o condizione) essere attribuita la colpa per l’altrui negligenza”, con la “culpa in vigilando (che) finirebbe per divenire una sorta di grimaldello per introdurre surrettiziamente forme atipiche di responsabilità obiettiva non contemplate dall’ordinamento”.

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