Investire in Europa nel 2016? Potrebbe convenire…

Turbolenze, volatilità, aleatorietà diffusa. E, in un contesto come questo, conviene investire in Europa o è meglio dirigersi verso altri lidi? Sebbene difficilmente sintetizzabile, una valutazione di massima è comunque possibile darla, ricordando che l’Europa, per gli investitori, potrebbe essere un buon affar fin dal brevissimo termine, considerando che il contesto economico europeo – contrariamente a quanto avviene in altre macro aree internazionali – continua a mostrare segnali di tenuta e cresce la fiducia dei consumatori.

In aggiunta a quanto sopra, emerge come la Banca centrale europea abbia mostrato chiari segni di voler rimanere molto attiva sui mercati, lasciando aperta la possibilità di annunciare un’azione di allentamento quantitativo più decisa a marzo. Infine, da non sottovalutare anche la possibilità di poter beneficiare del basso prezzo del petrolio, con una lunga serie di benefit che potrebbero pertanto bilanciare gli evidenti rischi politici.

Come se non bastasse, ricordava Marco Aboav, macro portfolio manager di MoneyFarm, sulle pagine di Plus 24, i fondamentali sono i migliori in assoluto, “e i prezzi i più a sconto nel mondo occidentale senza considerare la Draghi put, la protezione della Bce se ci dovessero essere scossoni. I mercati possono essere lontani dall’equilibrio dei fondamentali a lungo, ma questa fase può rendere le valutazioni ancora più interessanti per un investitore di lungo termine che è in grado di affrontare la volatilità di breve”.

Naturalmente, il fatto che l’Europa possa essere una discreta destinazione per i propri investimenti non deve lasciare intendere che si possa impiegare il proprio denaro senza accortezza, puntando nel mucchio. Bisogna invece guardare agli indici settoriali europei e ai singoli titoli, considerando che al 9 febbraio solo tre indici settoriali sono riusciti a contenere le perdite sotto il 10%: – l’alimentare (-7% circa), i beni di consumo per la casa e la persona (-8%) e le utility (-9,3%). Come largamente intuibile, i peggiori sono invece stati i comparti delle banche (-27%) e delle assicurazioni (-21%), oltre alle auto (-24%).

Dunque, via libera agli investimenti europei, soprattutto puntando sui settori difensivi, le utility (soprattutto se hanno esposizioni limitate verso i mercati emergenti, ancora in fase di rallentamento, e i beni non voluttuari.

E voi che ne pensate? Ritenete che l’Europa sia una buona destinazione per i vostri investimenti finanziari, o preferite rivolgere lo sguardo altrove?

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