Spagna ancora al voto

Il prossimo 26 giugno, a pochi giorni dal Referendum britannico sulla permanenza nell’Unione Europea (che si terrà il 23 giugno, con un esito ancora non scontato e con l’incertezza che sta condizionando tutti i mercati finanziari), la Spagna andrà alle elezioni politiche per la seconda volta in soli sei mesi.

L’esito del voto di dicembre scorso, infatti, ha di fatti sancito la fine del bipartitismo che ha caratterizzato la scena politica spagnola dal dopo Franco. Negli ultimi due anni, a fianco dei partiti tradizionali moderati, PP e PSOE, si sono pertanto affermati i populisti di Podemos, guidati da Pablo Iglesias, e il movimento liberista anti-establishment Ciudadanos di Alberto Rivera. Le forze politiche non sono ancora avvezze alla formazione di governi di coalizione e ciò spiega, in parte, il mancato raggiungimento di un accordo nonostante i numerosi tentativi fatti negli ultimi sei mesi.

Insomma, quel che sembra certo è che il Paese si trova a vivere un particolare momento di trasformazione di natura politica che andrà a riguardare più aspetti. Il primo riguarda il già ricordato bipolarismo e, più in particolare, la tradizionale divisione tra destra e sinistra, con l’entrata in scena a centro-destra di Ciudadanos e a sinistra di Podemos.

Non solo. La trasformazione in atto riflette anche un evidente conflitto intergenerazionale. Il PP e PSOE raccolgono voti soprattutto tra gli elettori al di sopra dei 35 anni, mentre sono ignorati dai giovani, che si rivolgono a movimenti percepiti come capaci di attuare un cambiamento sia in termini di priorità economiche, sia di moralità, dati gli scandali emersi nell’ultima legislatura e che hanno interessato i partiti tradizionali ed in particolare il PP.

Pertanto, il voto spagnolo rappresenterà un altro evento di cui non si potrà che tenere conto in un mese di giugno mai così ricco negli ultimi anni. Un evento che, comunque, non potrà allinearsi a quello principale per questa estate: il referendum del 23 giugno circa la permanenza o meno del Regno Unito all’interno dell’Unione Europea. Un evento che non sembra poter garantire sufficiente rassicurazione, visto e considerato che i sondaggi in corso di pubblicazione non hanno offerto alcun chiarimento circa la direzione che potrà essere presa.

Continueremo a monitorare l’evoluzione di questi avvenimenti, potenzialmente in grado di generare non poche turbolenze ai mercati finanziari internazionali.

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